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VinicioMilani


Testimoni - Primo Levi
Auschwitz 1944
di e con Marco Cortesi
www.marco-cortesi.com
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- Se questo è un uomo -

«Considerate se questo è un uomo Che lavora nel fango Che non conosce pace Che lotta per mezzo pane Che muore per un sì o per un no.»
Sono questi alcuni i versi introduttivi del romanzo autobiografico di Primo Levi "Se questo è un uomo", scritto tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947.
Rappresenta la coinvolgente ma riflettuta testimonianza di quanto fu vissuto in prima persona dall'autore nel campo di concentramento di Auschwitz.
Levi ebbe infatti la fortuna di sopravvivere alla deportazione nel campo di Monowitz - lager satellite del complesso di Auschwitz e sede dell'impianto Buna-Werke proprietà della I.G. Farben.
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Prima vennero a prendere
gli zingari,e fui contento
perché rubavano;
poi vennero a prendere
gli ebrei e stetti zitto,
perché mi stavano antipatici;
poi vennero a prendere
gli omosessuali e fui sollevato,
perché mi davano
un po’ fastidio;
poi vennero a prendere
i comunisti e non dissi niente,
perché io non ero comunista; un giorno, poi, vennero
a prendere me,
ma non era rimasto
più nessuno per protestare...

Bertold Brecht
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Auschwitz

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola, amore, lungo la pianura nordica, in un campo di morte: fredda, funebre, la pioggia sulla ruggine dei pali e i grovigli di ferro dei recinti: e non albero o uccelli nell'aria grigia o su dal nostro pensiero, ma inerzia e dolore che la memoria lascia al suo silenzio senza ironia o ira. Da quell'inferno aperto da una scritta bianca: " Il lavoro vi renderà liberi " uscì continuo il fumo di migliaia di donne spinte fuori all'alba dai canili contro il muro del tiro a segno o soffocate urlando misericordia all'acqua con la bocca di scheletro sotto le doccie a gas. Le troverai tu, soldato, nella tua storia in forme di fiumi, d'animali, o sei tu pure cenere d'Auschwitz, medaglia di silenzio? Restano lunghe trecce chiuse in urne di vetro ancora strette da amuleti e ombre infinite di piccole scarpe e di sciarpe d'ebrei: sono reliquie d'un tempo di saggezza, di sapienza dell'uomo che si fa misura d'armi, sono i miti, le nostre metamorfosi. Sulle distese dove amore e pianto marcirono e pietà, sotto la pioggia, laggiù, batteva un no dentro di noi, un no alla morte, morta ad Auschwitz, per non ripetere, da quella buca di cenere, la morte.

Salvatore Quasimodo
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DIARI
7 marzo 2009
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                   PER NON DIMENTICARE     
                  
                 Auschwitz
(Oswiecim)
Era la prima volta che mi recavo in Polonia, e lo faccio con un gruppo di cooperatori  dell'Associazione "Re: social club" che  fa capo Base 202 di Via P. Veronese  di Torino. Lo scopo principale del viaggio è la visita al campo di sterminio di  Auschwitz e alla cttà di Cracovia. Ci accompagna Matteo dell'Associazione Terra del Fuoco.
Ho apprezzato la compagnia di persone che non conoscevo e ho rinsaldato con chi, già normalmente, ho un rapporto più stretto, condividendo con tutti loro quest'esperienza. 


Dopo l'arrivo in serata  a Cracovia  e la sistemazione nell'ostello "Lemon" ci siamo recati in un ristorante del centro. Dopo cena, in tarda serata, mi sono meravigliato nel vedere tanta gioventù, tanti universitari di diversa nazionalità, affollare le vie del centro e la bellissima e notevole piazza del Mercato. Verso le nove di mattina di sabato 7 marzo, siamo partiti da Cracovia che pioveva, e con previsioni meteorologiche tendenti al peggioramento, abbiamo percorso in pullman i sessanta chilometri che la separano da Auschwitz, per circa un’ora e, quando siamo giunti, abbiamo notato che la segnaletica stradale indicava Oswiecim, infatti ‘Auschwitz’ non è altro che il nome che i tedeschi avevano dato al nome polacco di quel posto, e cioè Oswiecim. 


Questo cartello posto all'ingresso del museo di Auschwitz, ricorda ai visitatori che ci si appresta ad entrare in un luogo dove è stata commessa una tragedia fra le più gravi e orribili della storia dell'uomo. Tutti coloro che visitano il museo devono quindi assumere un atteggiamento rispettoso della memoria di coloro che sono stati barbaramente massacrati o hanno sofferto.

Provo una certa emozione mentre oltrepasso il cancello sovrastato dalla ben nota e beffarda scritta Arbeit macht frei   che, in tedesco, significa il lavoro rende liberi.

Le forze di occupazione tedesco nazista della Polonia durante la seconda guerra mondiale, aveva istituito, tra il 1940 e 1945 tre grandi campi: Auschwitz I, Auschwitz II Birkenau (campo di sterminio), Auschwitz III Monowitz (campo di lavoro) e più di quaranta sottocampi, comandati da Rudolf Hoss.
Auschwitz I è il lager principale, fu reso operativo dal 14 giugno 1940, era anche il centro amministrativo dell'intero complesso. Il numero di prigionieri rinchiuso in questo campo variò tra le 15.000 e le oltre 20.000 unità. 

Edificio che ospitava il primo forno crematorio e la camera a gas. Funzionò dall'agosto 1940 al luglio del 1943.

Qui furono uccise, in una piccola camera a gas ricavata dall'obitorio, o morirono, a causa delle difficili condizioni di vita, circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Gli uomini delle SS sul tetto, indossando maschere antigas, versavano il famigerato Zyklon-B * in grani attraverso i fori nella camera sottostante che si trasfomava così in camera a gas.

 
I prigionieri sapevano di essere presi in giro dai loro carnefici, come l’obbligo di tenersi puliti e passare davanti all'orchestrina che scandiva il passo all’andata ed al ritorno dal lavoro.
Cuffie alle orecchie, ascoltando la nostra brava guida, entriamo nel Blocco 4. Vediamo foto agghiaccianti che mettono a nudo le  condizioni disumane dei deportati, capelli umani, scarpe, pentole e scodelle, creme, spazzole, barattoli, valigie con il proprio nome scritto sopra...tutti oggetti senza più un possessore.
Il Blocco 10 è  l'edificio dove venivano fatti esperimenti scientifici, usavano bambini e donne come cavie, ne studiavano la nascita e la morte. Gemelli evirati, donne senza ovaie, sterelizzati dall'odio di aguzzini che si sentivano razza superiore.
  
Questo è il cortile dell'edificio nel carcere di Auschwitz I, noto come Blocco 11, dove i prigionieri di Auschwitz I, Auschwitz II (Birkenau) venivano portati per la punizione per quello che i nazisti consideravano reati gravi, come il sabotaggio o i  tentativi di fuga. All'interno, in una delle celle sotterranee morì, tra gli altri, padre Massimiliano Kolbe, che aveva accettato di morire per salvare un altro prigioniero.

Furono migliaia le esecuzioni sommarie che ebbero come fondale questo muretto posto in fondo al cortile, tra il Blocco 10 e il Blocco 11 (quello della Gestapo). Lo scopo del muro nero è stato quello di "proteggere" il  muro di mattoni rossi dalle pallottole sparate.

Quì sopra si intravede una parte della zona denominata "piazza d'appello e della forca collettiva" Numerose le esecuzioni pubbliche per impiccaggione effettuate dalle SS, in quest'area, per terrorizzare gli altri prigionieri. Sul muro c'è una bacheca che ricorda che nel luglio del 1943 vi furono impiccati dodici prigionieri politici polacchi per aver avuto contatti con la popolazione del posto.


Nel pomeriggio siamo giunti alla Judenrampe, si trova fuori, a qualche centinaio di metri dal campo Auschwitz II ed è il luogo dove arrivavano i treni merci dei deportati prima che portassero i binari direttamente all'interno.  I deportati, appena scesi dal treno, venivano selezionati l’80% circa finiva immediatamente nelle camere a gas. Il restante 20% lavorava nel lager, ma non per produrre qualcosa, ma esclusivamente per la sua gestione. Birkenau era solo ed esclusivamente un campo di sterminio.  Tutti i prigionieri che vi lavoravano, lavoravano esclusivamente per la ‘normale’ gestione del campo. Le SS non facevano praticamente niente se non controllare e il lavoro (come ad esempio gasare le persone) veniva quasi interamente svolto dai prigionieri.


Auschwitz II – Birkenau è il luogo dove c’è quella costruzione con una torretta e un arco sotto il quale passavano i treni dei deportati, è il simbolo di questo campo sterminio dove persero la vita quasi un milione e mezzo di persone, per lo più ebrei e zingari condotti alle camere a gas immediatamente dopo il loro arrivo. Birkenau era inoltre il più esteso lager ed arrivò a contare fino ad oltre 100.000 prigionieri.  Gli internati, reclusi separatamente in diversi settori maschili e femminili, erano utilizzati per il lavoro coatto o vi risiedevano temporaneamente in attesa di trasferimento verso altri campi. Il campo distava circa 3 chilometri dal campo pricipale di Auschwitz I e fu operativo dall'8 ottobre 1941.

(sopra) Foto scattata nel 1944 dove i medici SS effettuavano le selezioni degli Ebrei. (sotto) foto attuale del luogo, di cui sopra,  dove sullo sfondo  si vede il portone principale del KL Birkenau.


Al di là del portone della morte, i binari della Bahnrampe si protendono sino alle rovine dei crematori II e III, fra cui spicca il Monumento Internazionale alle Vittime del Nazifascismo.
Abbiamo visitato le baracche dove riposavano i prigionieri e quella dove ci sono le latrine del campo,  entrabe  evidenziano la privazione di ogni dignità e personalità della persona, di cui parlano Primo Levi e molti altri testimoni. 


Poi ci siamo incamminati lungo la strada parallela ai binari della Bahnrampe,  a sinistra ci sono le baracche in muratura e, a destra, il desolante spettacolo dei camini delle baracche di legno, distrutte dai tedeschi nella loro precipitosa ritirata.

Quì sopra si vedono i ruderi della camera a gas e del crematorio II. In questo forno crematorio vi si potevano bruciare circa 1440 cadaveri in 24 ore. Alla fine del 1944 i tedeschi decisero di smantellarlo e le SS lo fecero saltare in aria il 20 gennaio 1945 per cancellare le prove dell'olocausto.
Dopo esserci soffermati vicino alle macerie del crematorio II, la guida ci ha illustrato le varie fasi della "morte programmata" dei deportati e i luoghi in cui queste si svolgevano: lo spogliatoio dove veniva raccomandato a tutti di ricordarsi il posto dove avevano appeso gli indumenti in modo da poterli riprendere dopo; la camera a gas sotterranea camuffata da doccia, dove venivano ammassati i prigionieri, nudi, ignari della sorte che gli attendeva; il deposito dei corpi, che poteva contenere fino a duemila cadaveri; i forni crematori.La stessa sequenza, ricostruita, l'avevamo già vista in mattinata in un plastico al Museo di Auschwitz I.

Ci siamo quindi portati sul piazzale delle commemorazioni, dove Daniel (nella foto sopra, quello a sinistra),  presidente di una cooperativa del Consorzio Abele Lavoro, si è fatto portavoce delle madri argentine di Plaza de Mayo, lasciando un loro messaggio ad Auschwitz.


Visitiamo la Sauna un edifici che fu adibito alle procedure d’immissione nel campo, dove i prigionieri venivano privati dei loro effetti personali, dei capelli e della dignità umana (sostituzione del  loro nome con un numero di matricola). Avveniva la disinfestazione degli abiti con macchine a vapore, la doccia e l' assegnazione delle divise. Il percorso nella Sauna si concludeva nella stanza in cui i prigionieri ricevevano le uniformi a righe e gli zoccoli in legno.

In uno dei locali dell'edificio "sauna", dal 2001 sono esposte le fotografie di molte famiglie di Ebrei deportati, le cui foto furono rinvenuti in una delle valigie che i nazisti non avevano fatto in tempo a distruggere.
 Usciti, la guida ci fa vedere ciò che resta della baracca, detta Canada ( il termine allude alla ricchezza), dove venivano ammassati tutti i beni sottratti ai detenuti avviati alla morte (vestiti, bagagli, oggetti personali, denti d’oro, ecc...).
La visita giunge al termine  che è quasi buio, mentre continuava a scendere una insistente pioggia mista a neve. Saliamo sul pullman che ci riporta a Cracovia, siamo stanchi e infreddoliti, ma non ci lamentiamo per non sentirci in colpa dopo tutto ciò che abbiamo visto e sentito.

Le foto sono mie, di Stefano Bona e Fabrizio Debernardi.

Zyklon B:  Acido cianidrico allo stato solido cristallino: i cristalli se riscadati emettono dei vapori altamente tossici. Veniva utilizzato nella disinfestazione dei pidocchi e fu utilizzato su larga scala per l'uccisione di massa nelle camere a gas.




permalink | inviato da Vinicio49 il 7/3/2009 alle 0:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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